LORETO APRUTINO
DISTANZA: 3 Km  

Situato su di un colle lungo la valle del Tavo, il paese si presenta come un presepe per le sue caratteristiche abitazioni medievali. L’origine del nome “Loreto” è difficile da stabilire, ma tra le varie tesi ipotesi, due sembrano le più probabili: la prima riguarda dei coloni latini giunti dal Lazio, precisamente da una località chiamata Laurentum, sarebbero stati loro quindi, i fondatori di Loreto. La seconda, e anche la più conosciuta, è quella del nome latino Laurum (alloro) per un “bosco di alloro” presente nel circondario all’epoca dei romani. Il paese è stato costruito attorno ad un castello e ad un’abbazia, edificata intorno all’anno Mille dai monaci Benedettini, conoscendo un decisivo rilancio sul piano politico nell’XI secolo con l’istituzione della contea per opera dei normanni. La sua funzione di controllo aumentò con gli Svevi e gli Angioini finché nel XIV secolo iniziò la serie dei padroni eccellenti che durerà fino all’eversione della feudalità: si succederanno tra gli altri i d’Aquino, i d’Avalos, i Caracciolo, Margherita d’Asburgo, Alessandro dé Medici.

Nel Risorgimento, dopo un periodo di stasi, la vita del paese torna a riempirsi di fermenti culturali e civili, si vivono gli ideali liberali, comincia la moda del collezionismo privato, portato ai massimi livelli, il secolo successivo, da Giacomo Acerbo, con la creazione del Museo delle Ceramiche. Domina il paese il Castello Chiola, un edificio sette-ottocentesco sorto su di un precedente castello medievale. Le prime notizie risalgono al IX secolo, in riferimento alla sosta che vi fece Carlo il Calvo, e la sua costruzione è molto irregolare, a causa dei numerosi rifacimenti effettuati dai conti loretesi, essendo stato anche adibito a carcere e fortino militare. Nel 1800 è stato aggiunto un grande terrazzo alla facciata, sono state rifatte le finestre, e l’insieme ricorda lo stile neoclassico. Un androne immette in un vasto cortile, corredato di cisterna e abbellito da numerose sculture e stemmi, tra i quali quello dei Chiola che ricorda gli ultimi possessori. Notevole è la chiesa di San Pietro Apostolo . Edificata nell’XI secolo, presenta un interno a tre navate con volute e decori barocchi e delle cappelle laterali ricche di affreschi e di pavimenti in ceramica castellana; le più importanti sono dedicate a San Tommaso d’Aquino e a San Zopito Martire, il santo patrono onorato il lunedì di Pentecoste con una singolare processione cui partecipa un bue bianco. Questo rito singolare è legato ad un avvenimento accaduto nel 1711, quando l’abate Mallia richiese a Roma le reliquie di San Zopito.

Il giorno di Pentecoste, appunto, il corteo processionale che trasportava le reliquie del santo martire, poco prima di arrivare a Loreto, passò nei pressi di un campo, dove un contadino stava arando con l’aiuto di un bue. Al passaggio della processione l’uomo non smise di lavorare, l’animale invece si fermò e si inginocchiò. Da allora ogni anno, il lunedì di Pentecoste, un bue, addestrato, preparato ed addobbato dai contadini del paese, con un bimbo vestito da angioletto sulla schiena, va in processione per le strade del paese ed, al passaggio della statua di San Zopito, si genuflette tra la commozione e la meraviglia di tutti i presenti.All’interno del paese si trova il convento di San Francesco . È una costruzione del XV secolo a cui sono stati aggiunti degli elementi di pregio quando, nel 1800, divenne sede del Municipio. Il chiostro conserva tracce di affreschi risalenti al 1600, raffiguranti scene della vita del Santo e stemmi nobiliari. Annessa al convento vi è la chiesa di S. Francesco , edificata alla fine del ‘200 e ricostruita nel 1601. Racchiude le ricche cappelle dei maggiorenti del paese ed un organo barocco. Il complesso inoltre ospita due importanti istituzioni: il Museo etnografico della Civiltà contadina e il Museo Archeologico . Il primo espone moltissimi oggetti di uso domestico, attrezzi per lavorare i campi e la ricostruzione di ambienti di gusto popolare. Il Museo, dedicato all’archeologia vestina, romana e altomedievale, espone i preziosi reperti del santuario italico-romano di Poggio Ragone, della villa romana di Scannella Superiore, della necropoli di Paterno degli scavi condotti tra 1995 e il 1996 a colle Fiorano e Cordano e della necropoli italica di Colle Carpini. Appena fuori del centro abitato è situata la chiesa di S. Maria in Piano , che è senza dubbio il monumento più interessante, oltre che il più studiato, di Loreto Aprutino. L’assetto architettonico attuale risale al 1280. Il portale, ornato da una serie di iscrizioni in lode della Madonna, immette nell’aula interna caratterizzata da molteplici archi derivanti dalle chiese borgognone e da otto affreschi di inestimabile valore artistico databili dal XIV al XVI secolo. Vi sono raffigurate storie di Santi, tra i quali San Tommaso d’Aquino, la cui famiglia fu feudataria di Loreto Aprutino e che commissionò gli affreschi. Il dipinto più conosciuto, comunque è quello della controfacciata che raffigura il “Giudizio particolare delle anime” realizzata con la tecnica dell’encausto: i colori vengono sciolti nella cera fusa e riscaldati al momento di dipingere. L’opera rappresenta il momento del Giudizio divino come difficoltoso passaggio su di un ponte sottile quanto un capello (“Il ponte del capello”), che solo le anime sante riescono a superare senza cadere nel fiume di pece bollente, per poi, adornate di vesti preziose, ascendere verso i cieli.

Lungo la salita San Pietro si trova il Museo delle Ceramiche, situato in un antico palazzo elegantemente arredato con stampe dei secoli scorsi, con sedie di epoca napoleonica e con un pavimento in maiolica. Il Museo espone 600 pezzi di ceramica di Castelli che facevano parte della collezione privata di Giacomo Acerbo e documentano sia le più importanti famiglie artistiche operanti tra il 1500 e il 1800, sia svariati maestri locali. Il pezzo più antico è rappresentato da un mattone del soffitto della chiesa di S. Donato a Castelli, raffigurante un busto di donna. Sono presenti svariate opere della dinastia dei Cappelletti: un grande piatto raffigurante L’incontro di Ciro e Lisandro è di Francesco Grue, mentre i grandi vasi da farmacia con coperchio e scene a soggetto mitologico e sacro sono di Francesco Saverio e Liborio Grue. Per la dinastia dei Gentile non è sempre possibile fare delle assegnazioni sicure: la targa che raffigura S Zopito però, è sicuramente di Berardino il Giovane. Situato in un palazzo in piazza del Mercato Vecchio, vi è il Museo dell’olio che mostra l’evoluzione delle tecnologie nella lavorazione dell’oliva. È formato da varie sale che ospitano le macchine per la frangitura, la pressatura, la separazione, per spiegare un’attività partita dal “trapetum” oleario di epoca romana fino ad arrivare alle presse idrauliche del dopoguerra.

EVENTI E MANIFESTAZIONI

  • 17 Gennaio: Festa di Sant’Antonio
  • Lunedì di Pentecoste: Festa di San Zopito
  • Luglio: Festa della trebbiatura
  • Agosto: Sagra e Profano