Abruzzo o Abruzzi? Il plurale con cui si usava definire la regione, viene dal fatto che nel 1272 la regione venne divisa in Abruzzo Ultra, aldilà del fiume Pescara, ed Abruzzo Citeriore, aldiquà dello stesso. La conformazione del territorio è caratterizzata da montagne prive di valli fluviali, per cui questa regione, come altre del sud, subì la dominazione dei Longobardi, dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi, seguendo le alterne vicende politiche dei Camponeschi aquilani e dei Caldora sangritani.

La presenza dei Padri Benedettini prima e, di San Francesco poi, in questo territorio ha prodotto un grande risveglio religioso, di cui sono testimonianze il Monastero di San Liberatore a Maiella, l’Abbazia di San Clemente, Santa Maria d’Arabona, S. Pietro ad Alba Fucens, la Chiesa di Atri, di Capestrano, di Rosciolo.

Le montagne hanno fatto dell’Abruzzo la regione verde d’Italia, lasciando intatta l’arcaicità del territorio, retorica e d’origine dannunziana, come affermava Silone, alla celebrazione delle sagre paesane.

Capitale della regione è L’Aquila con le province di Pescara, Chieti, Teramo, i suoi fiumi principali sono: Liri-Garigliano, Aterno, Pescara, Sangro. Si ricordano i monti più importanti, quali il Gran Sasso e la Maiella , ed i laghi principali, cioè il lago di Campotosto ed il lago di Scanno. La tradizione dell’artigianato abruzzese, fatta di ceramisti, orafi, scalpellini, ramai, fabbri, tessitori, si conserva inalterata nei secoli. Castelli, nel teramano, è la patria delle ceramiche, fin dal 1600, e nel museo allestito nella chiesa di San Donato si possono apprezzare l’arte e la tradizione.

Scanno, Pescocostanzo, Sulmona sono rinomate per la realizzazione di manufatti in metallo prezioso. A Scanno si può ammirare la pregiata “Presentosa” tradizionale gioiello in filigrana che raffigura due cuori intrecciati con un contorno di cuoricini che formano una corona.

Guardiagrele, Lanciano, Vasto, Ortona, hanno una grande produzione di oggetti in rame sbalzato e in ferro battuto, dove la tipica “conca” abruzzese (un tempo utilizzata per il trasporto dell’acqua) è l’immagine dell’Abruzzo. Tra le creazioni tipiche abruzzesi, caratteristica è la lavorazione della pietra della Maiella e pregiati sono i celebri merletti a tombolo, finemente lavorati a Scanno e a Pescocostanzo. Si ricordano i famosi strumenti musicali, come l’organetto “ddu botte” prodotto nel teramano e a Penne; le raganelle e le ciaramelle, che spesso accompagnano le zampogne e i classici violini dei noti liutai aquilani.

La tradizione enogastronomica presenta una cucina tra le più complete, coniugando sapori di mare ed essenze di montagna; pesce pregiato dell’Adriatico, verdure ed erbe aromatiche provenienti da duemila metri di altitudine, ed il clima mite dalle zone costiere alle alture appenniniche permette di mantenere gli animali al pascolo per tutto l’arco delle stagioni. Cereali e legumi, vite ed olivo, sono le colture base diffuse in ogni luogo della regione.

Le sagre sono rievocazioni per celebrare l’evento del raccolto come la “sagra dell’uva” ad Ortona a Mare, la “sagra dei ceci” a Navelli, la “sagra delle lenticchie” a Santo Stefano di Sessanio. Particolare attenzione viene posta alle carni di maiale, con la “porchetta” di Campli e di Ripa Teatina. Sagra dello “zafferano” nel comprensorio Navelli-Civitaretenga, sagra dell’aglio rosso a Sulmona, sagra del tartufo nei centri della Valle dell’Aterno, a Beffi, a Fontecchio, a Succiano; sagra delle castagne ad Ocre; a Bisagra delle ranocchie, degli gnocchi a Molina Aterno.

Prodotti tipici della regione: Salame Annoia, Mortadella di Campotosto, Ventriciana Teramana e del Vastese, Pecorini di Atri e di Farindola, Olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese e delle Colline Teatine, Pane con le patate, Parruozzo , Pesce Scapece alla Vastese, Zafferano de L’Aquila, Vini DOC Controguerra – Montepulciano d’Abruzzo – Trebbiano d’Abruzzo ed altri IGT.

PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E DEI MONTI DELLA LAGA

È tra le aree protette più distese d’Italia ed è diviso tra due gruppi montuosi: il Gran Sasso d’Italia e i Monti della Laga. Questi due massicci sono molto diversi tra loro: il primo, infatti, è di natura prettamente calcarea, mentre il secondo è costituito da una successione di arenarie (sabbie marine cementate), con conseguente abbondanza di acqua in superficie. Anche alla vista le due montagne sono diverse. Il Gran Sasso ha un aspetto prettamente alpino e dolomitico, con una lunga catena in mezzo alla quale si erge il gruppo centrale roccioso con le cime più alte e le pareti più impressionanti.

I Monti della Laga, invece, sono tipicamente appenninici, ricoperti di erba fino alle vette più alte, con il caratteristico colore caldo della pietra, con cui sono costruite le case dei paesini più sperduti.

Anche la loro storia è diversa. Il Gran Sasso si distingue per la consolidata attività turistica dove sono possibili attività alpinistiche, escursionistiche e sciistiche ad ogni livello. I Monti della Laga, invece, sono stati per anni il gruppo montuoso meno noto dell’Appennino Centrale, ed ancora oggi si praticano i più antichi mestieri legati alla montagna ed è un vero paradiso per escursioni e trekking.

Gioiello nel cuore del Gran Sasso e dei Monti della Laga è l’altipiano di Campo Imperatore . Lungo 30 Km . e circondato da montagne bellissime, in cui migliaia di animali come mucche, cavalli, pecore, hanno la possibilità di vivere liberi in una prateria di incomparabile bellezza, è stato set di numerosi film.

Da qui si può raggiungere facilmente il rifugio ” Duca degli Abruzzi “, in cui fu tenuto prigioniero Benito Mussolini, quando fu arrestato dal re d’Italia, e da cui partono tutte le escursioni per il Corno Grande del Gran Sasso.

PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

Rappresenta una delle rare zone dell’Europa Occidentale dove è ancora possibile imbattersi in animali come l’orso marsicano, il camoscio d’Abruzzo, il lupo, la lince e l’aquila reale. Molte altre specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci assolutamente introvabili vivono in questa zona, tanto da essere inseriti nella “Lista Rossa” degli animali d’Italia.

Di grande impatto è anche la flora, con oltre 2000 specie, tra cui rarità assolute come il giaggiolo della Marsica o la scarpetta di Venere.

Il successo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise risiede soprattutto nella capacità di coniugare la conservazione dell’ambiente naturale con lo sviluppo socio-economico delle comunità locali; i centri di visita, le aree faunistiche e le altre infrastrutture, infatti, hanno consentito la rivitalizzazione di piccoli centri storici di grande valore.

PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA

IL Parco Nazionale della Majella è stato istituito nel 1995, esso ha una superficie di 74.095 ettari e interessa le province de L’Aquila, Chieti e Pescara e ben 34 comuni. Il Parco è costituito da un poderoso massiccio calcarico inciso dai canyon dell’Orfento, di Selva Romana, di Santo Spirito e della Val Serveria; la Majella ha la sua cima più alta nel Monte Amaro a quota ben 2.793. IL Parco, inoltre, include anche i Monti del Morrone e i Monti Pizzi. Le faggete ricoprono i versanti tra i 1.000 e i 1.800 metri . Sui crinali cresce il pino mugo. La vegetazione include oltre 1.700 specie, alcune delle quali endemiche. Vivono sulla Majella il lupo, l’orso, il camoscio, la lontra, il capriolo ed il cervo. Tra le 130 specie di uccelli spiccano l’aquila reale, il falco pellegrino, il gufo reale, il lanario, l’astore e il pievere topolino. Bisogna ricordare che il parco comprende, anche, importanti centri storici, come Pescocostanzo, che è anche sede culturale del Parco, Guardiagrele, Pennapiedimonte, e Caramanico Terme.

PARCO REGIONALE SIRENTE – VELINO

Il Parco, esteso su 59.140 ettari in provincia de L’aquila, è stato istituito nel 1989 e l’ente ha sede a Rocca di Mezzo; esso, infatti, comprende ben 22 comuni abruzzesi. I massicci calcarei del Velino e del Sirente, tra cui si aprono gli altipiani delle Rocche, di Pezza e dei Prati del Sirente, sono caratterizzati da campi carsici e pareti rocciose, dalle gole di Celano e San Venanzio e dalle Grotte di Stiffe. La flora include specie rare come la potentilla appeninica, la dripide linneiana, la campula del Cavolino e l’Allium lineare. Vivono nel Parco il lupo, il capriolo, il cervo e il cinghiale, cui si affiancano molti mammiferi di piccola taglia. Tra gli uccelli spiccano l’aquila reale, il corvo imperiale, il grifone e il lanario

RIGOPIANO
DISTANZA: 30 KM

Rigopiano, a Km. 9 da Farindola ed a Km. 25 e 30 rispettivamente dai centri abitati di Castelli (TE) e Castel del Monte (TE), è un importante centro turistico, punto di partenza per interessanti ed incantevoli escursioni naturalistiche, speleologiche ed alpinistiche e ricco di strutture ricettive e sportive. Conca carsica nel cuore del massiccio del Gran Sasso di eccezionale bellezza, a circa m. 1200 s.l.m., attraversata dal Torrente Rigo e sita alle pendici dei monti S. Vito (m. 1952), Siella (m. 2000), Coppe (m. 1800) e Camicia (m. 2564).

La montagna, appartenente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è caratterizzata da ampi pascoli e vasti boschi a faggeta che hanno offerto la possibilità di tramandare fino ai giorni nostri gli usi civici di alpeggio e di legnatico. Non di rado è possibile scorgere animali al pascolo. Di notevole importanza, dal punto di vista della sicurezza, è la presenza dell’eliporto di soccorso del C.A.I. Rigopiano è anche meta o punto di partenza di importanti sentieri adatti all’escursionismo montano. Lungo i percorsi si possono osservare piccole stinzie, pascoli ornati da arbusti e frutti selvatici, la suggestiva Grotta dei Briganti, la Fonte Trocchi e la splendida faggeta.

VALLE DEL VOLTIGNO
DISTANZA: 16 KM

La Val Voltigno , localizzata sulle pendici orientali del Gran Sasso a circa 1350 metri s.l.m. è un tipico’esempio di piano cosparso di doline e di uvale. Si tratta di un bacino chiuso, senza sbocchi superficiali, le cui acque vengono smaltite attraverso un complesso sistema di inghiottitoi. Il piano è occupato da diverse forme di vegetazione, periodicamente o perennemente inondate, alcune delle quali rappresentano delle vere rarità.

Tra le associazioni erbacee citiamo il pascolo acidofilo con nardo (Nardus stricta) ed euforbia abruzzese (Euphorbia gasparrini subsp. Sannitica), endemica dell’Appennino centrale. Nei prati umidi periodicamente inondati è molto comune il ranuncolo della Marsica (Ranunculus marsicus), endemico dell’Abruzzo, e vi vegetano anche la coda di topo dei prati (Alopecurus pratensis), la cicerchia pannonica (Lathyrus pannonincus subsp. Asphodeoides), leguminosa a distrubuzione steppico-eurosiberiana, in Italia nota solo in Abruzzo, l’astranzia maggiore (Astrantia major) ed il narciso dei poeti (Narcissus poeticus), che per le sue straordinarie ed esuberanti fioriture bianche può assurgere a simbolo delle conche carsiche. Nelle depressioni sono insediati, più o meno frammentariamente, diversi aggruppamenti legati all’ambiente acquatico e caratterizzati dalla grasca comune (Potamogeton natans), dal ranuncolo a foglie capillari (Ranunculus trichophyllus susnsp trichophyllus), dalla giunchina (Eleocharis palustris), dalla carice cenerina (Carex canescens) e dalla salcerella erba-portula (Lythrum portula).

VALLE DEL TAVO
DISTANZA: 25 KM

Nella Valle del Tavo in territorio di Farindola , la tormentata morfologia e la millenaria presenza dell’uomo hanno favorito l’affermazione di una copertura vegetale che, come in un grandioso mosaico, è frammentata in un ricco campionario di tipi. Pascoli, boschi, popolamenti igrofili, consorzi rupicoli e di forra si avvicendano a campi, vigneti, prati, aree marginali, componendo uno dei più interessanti e gradevoli paesaggi della montagna abruzzese, come in una sorta di riassunto dei motivi fondamentali della vegetazione appenninica. A partire dal solco del Tavo e fino agli 800- 900 metri , la vegetazione forestale, molto frammentata, è costituita dai querceti misti nei quali domina la roverella (Quercus pubescens). Lungo i versanti più freschi, invece, il bosco è formato prevalentemente dal carpino nero (Ostrya carpinifolia), al quale si associa, in situazioni di maggiore mesofilìa, il carpino bianco (Carpinus betulus). Nelle profonde incisioni del Tavo (Vallone d’Angri e incisioni confluenti), in stazioni rupicole, sono accantonati nuclei di leccio (Quercus ilex) ed altre piante termofile che sottolineano, con la loro presenza, le particolari condizioni microclimatiche delle rupi calcaree, favorevoli alla penetrazione di elementi mediterranei.

Quello dei valloni è un ambiente spettacolare: ai popolamenti rupicoli fanno da cornice, lungo i fianchi meno scoscesi, le boscaglie di querce, aceri, frassini, olmi, tigli, carpini, maggiociondoli, noccioli. Frequentissimi sono, qui, i cornioli, generosi, alla fine dell’estate, di freschi e dissetanti frutti. Salendo di quota, i primi nuclei di faggio assumono, man mano, sempre più la fisionomia di vera e propria faggeta. Lungo il solco del Tavo e dei fossi confluenti si affermano le tipiche comunità igrofile con salici e pioppio: salice bianco (Salix alba), salice rosso (Salix purpurea), salice ripaiolo (Salix eleagnos), salice appenninico (Salix appenina), pioppio bianco (Populus alba) e pioppo nero (Populus nigra). Il bosco di faggio (Fagus sylvatica) chiude la zonazione altitudinale della vegetazione forestale, accompagnato da aceri, cerri, carpini, sorbi e tassi. Ai margini del bosco è frequente la velenosa belladonna (Atropa belladonna) e nelle radure vegetano vistosissimi popolamenti di peonie (Paeonia officinalis), mentre sono frequenti, a primavera, le esuberanti fioriture dell’anemone giallo (Anemone ranunculoides).

Al di sopra del bosco sono insediate forme residuali di vegetazione ad arbusti prostrati, il cui rappresentante più diffuso il ginepro nano (Juniperus communi subsp. Alpina), mentre oltre il limite della vegetazione legnosa è il regno delle praterie culminali, vere ed incontrastate protagoniste della vita vegetale dell’alta montagna.